Navigare in internet porta, inevitabilmente, ad avere a che fare con i cookies. E purtroppo no, non stiamo parlando dei deliziosi biscotti con pepite di cioccolato, ma delle informazioni sull’utente che vengono raccolte durante la visita alle pagine web.

Presto, però, i cookies di Google potrebbero diventare solo un ricordo, grazie agli Zero-party Data. Ma cosa c’è da sapere su questa novità destinata a rivoluzionare l’intero marketing di internet?

Cookies Google: cosa sono

Vi è mai capitato di visitare una pagina web e di trovarvi un banner pubblicitario con un prodotto che avevate visto in precedenza? Non si tratta di una strana (e frequente) coincidenza, ma di un vero e proprio annuncio mirato, studiato sulla base delle preferenze degli utenti.

Questo tipo di marketing digitale è possibile grazie ai cookies. I cookies sono “briciole” di informazioni che vengono lasciate (volontariamente) dall’utente durante la sua navigazione sul web. Queste briciole contengono informazioni circa le pagine dei prodotti visitati, le ricerche effettuate e molto altro.

È lo stesso utente che autorizza alla raccolta dei cookies quando clicca su “accetta” o “accetta tutti” non appena si connette a una pagina internet. La presenza del banner di avviso della raccolta dei cookies è obbligatoria per i siti web, i quali possono tuttavia decidere di interdire la connessione se l’utente non li accetta.

I cookies sono pericolosi?

Se li si considera per ciò che sono, i cookies non sono affatto pericolosi. Si tratta semplicemente di informazioni che l’utente, su base volontaria, può decidere di rilasciare o meno. Tra l’altro, i cookies possono rappresentare anche un valore aggiunto per l’utente, in quanto permettono di personalizzare gli annunci pubblicitari (che in ogni caso verrebbero mostrati), rendendoli più pertinenti e utili.

Il problema sorge soprattutto quando si ha a che fare con cookies di terze parti. In questo caso, infatti, le informazioni non vengono raccolte dal sito web che si sta attualmente visitando, ma da domini terzi che risultano proprietari di alcuni dei contenuti presenti sulla pagina di interesse dell’utente (immagini, altri contenuti o spazi pubblicitari).

Questi cookies in molti casi minano la privacy degli utenti, non solo perché vengono raccolti senza l’esplicito consenso del visitatore, ma anche perché possono essere rivenduti a soggetti terzi che non sempre hanno buone intenzioni.

Zero-party Data, la rivoluzione

I cookies internet potrebbero, però, ben presto diventare un ricordo. La rivoluzione è stata confermata da Google, che ha esplicitamente dichiarato che tutti i cookies di terze parti non saranno più ammessi entro la fine del 2023.

La nuova frontiera della raccolta dei dati sono gli Zero-party Data. Con questo tipo di dati, i browser non collezionano alcun tipo di dato riguardante le preferenze e la navigazione dell’utente, bensì sono le aziende stesse a chiederle. Questo tipo di raccolta delle preferenze si colloca nell’ambito della trasparenza nei confronti dell’utente, il quale deve sentirsi continuamente tutelato e protetto durante la sua navigazione in internet, senza potenziali minacce che intaccano la sua privacy.

Il modo in cui le aziende ricorrono al Zero-party Data prevede la sottomissione di quiz, form da compilare o questionari generici. In questo modo, non solo si tutela la privacy dell’utente, ma le informazioni che si ottengono sono ancora più rilevanti, dal momento che è la persona stessa che dichiara ciò che preferisce e ciò che eviterebbe.

Questo tipo di dati strutturati è ancora più immediato e semplice da utilizzare. In aggiunta, per poter raccogliere queste informazioni, non è necessario forzare l’utente, ma è sufficiente incentivarlo proponendo un premio, anche se potenziale. Un esempio può essere quello di indire un concorso a premi destinato solo a chi compila un determinato questionario, o offrire un codice sconto a chi fornisce le proprie informazioni o si iscrive a un servizio gratuito.

Con i zero-party data, pertanto, si garantisce all’utente la possibilità di non fornire le proprie informazioni personali, anche se utilizzando i giusti incentivi, di fatto, è possibile ottenere le informazioni di cui si necessita.

Conclusioni

I zero-party data rappresentano una vera rivoluzione nel settore del web marketing, e in futuro verranno utilizzati non solo per proporre banner pubblicitari sempre più pertinenti e precisi, ma anche per tutelare gli utenti da eventuali truffe o problemi, abbandonando per sempre i cookies di terze parti.